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Linux e il software open source: i modelli di business


Sviluppatori, operatori di canale, consulenti, formatori: diverse figure possono ruotare intorno al fenomeno Linux e open source per contribuire, ciascuna a suo modo e con le sue peculiarità, allo sviluppo del suo mercato. Vediamo come.

Il fenomeno dell’open source non può più considerarsi “di nicchia”: va aumentando infatti il suo peso specifico nell’adozione, da parte di un numero sempre maggiore di imprese e organizzazioni, come ambiente valido sia sotto il profilo del contenimento della spesa sia, soprattutto, come piattaforma più flessibile per realizzare soluzioni, anche applicative, di un certo livello, in grado di rispondere più rapidamente alle esigenze informative in costante divenire.
Il valore del mercato Linux raggiungerà circa 40 miliardi di dollari nel 2008 e il software segnerà una crescita media annuale del 44% fino a raggiungere circa 15 miliardi di dollari nel 2008. In Italia si stima che il mercato Linux (server e client) raggiungerà nel 2005 un valore di circa 220 milioni di euro, segnando una crescita (anno 2005 su anno 2004) di circa 30 punti percentuali.

Gli attori del mercato 

Un numero sempre più crescente di aziende e organizzazioni pubbliche si sta orientando verso installazioni di Linux. Il mercato delle soluzioni basate su Linux e software open source sta crescendo, spinto da alcuni driver quali il costo ridotto del software, la possibilità di scelta (in alternativa al software proprietario), la diminuzione del rischio di lock-in aggiunta ai già consolidati aspetti tecnologici e funzionali di affidabilità, sicurezza e performance.
Al momento è possibile affermare che molte imprese si trovino nella fase di replacement di sistemi acquisiti prima dell’anno 2000: ciò consente loro di orientarsi verso decisioni circa l’acquisto di nuovi server che contemplino anche la possibilità di sperimentare Linux come sistema elettivo per il “Tier 1 Computing”. A mano a mano che Linux diventa sempre più diffuso è probabile che gli utenti arrivino a considerare Linux come piattaforma anche per lo sviluppo applicativo, per l’hosting di applicazioni di Independent Software Vendor e per i database.
Più in generale, e allargando il discorso oltre Linux, si può affermare che il software open source sia a un livello di “stato nascente”, considerando l’entusiasmo che contraddistingue un numero sempre crescente di comunità di programmatori e software architect nei confronti di tale innovativa modalità di progettazione, sviluppo e distribuzione del software.

L’affermazione di Linux è, dunque, un forte traino alla sostenibilità del modello di sviluppo dell’OSS (Open Source Software) ma l’adozione nelle aziende diventa più articolata e non solo basata su criteri e bisogni tecnici. La vera sfida è creare un mercato di applicazioni e soluzioni OSS per le aziende, integrabili anche con le piattaforme e i sistemi già esistenti. Tale sfida passa attraverso lo sviluppo dell'offerta di software e, soprattutto, di servizi.
Il modello alla base di un’industria del software libero presenta il vantaggio di essere sufficientemente indipendente dalla dimensione degli attori che ne fanno parte.
In Italia vi è una forte propensione allo sviluppo di competenze in ambito open source e ciò si evince anche dalla numerosità relativa di sviluppatori italiani che partecipano a progetti di sviluppo open source anche internazionali (l’Italia è quarta al mondo per quota relativa di software architect dediti allo sviluppo di OSS, dopo Francia, Germania e Stati Uniti).
Inoltre, lo sviluppo di una industria dei servizi basata su un ecosistema di business sostenibile e centrato sul concetto di "riusability" è fondamentale per lo sviluppo dell’OSS.
L’impatto dell’OSS sull’industria del software e dei servizi per creare soluzioni e applicazioni può essere perciò “disruptive”; occorre perciò fare molta chiarezza su tematiche chiave quali la gestione della proprietà intellettuale, la gestione del software, la sostenibilità dei business model.


L'ecosistema dell'OSS

La comunità di individui che operano intorno a Linux e all'open source è molto variegata e attiva, riunisce idee e posizioni eterogenee, che vanno dal pragmatismo di coloro che sottolineano gli aspetti tecnici del fenomeno al purismo di coloro che hanno a cuore gli aspetti filosofici e libertari del software libero, all'interesse più meramente commerciale delle major del mercato IT, all'opportunismo politico di chi riconosce nel movimento nato intorno all'OSS la possibilità di espressione di una ideologia politica.
Alla varietà di attori, filosofie e interessi si affianca una certa confusione intorno alle definizioni di Linux, open source, Free Software (Software Libero) e alla moltitudine di licenze correlate, sebbene sia possibile fare riferimento alle logiche basilari della GPL /General Public Licence. Ed è proprio la GPL che consente un'assimilazione del modello del Software Libero ai modelli più propriamente commerciali di distribuzione del software.
Un comune fraintendimento nasce - probabilmente favorito dall'uso dell'inglese - sul significato di "free", comunemente inteso come "gratuito". Non è necessariamente così. Free sta per libero, dove la libertà si estrinseca a vari livelli:
- possibilità di usare il software liberamente, senza limitazioni sul numero di volte che viene utilizzato (ma nessuno vieta che una società possa ottenere ricavi dalla distribuzione o installazione del software);
- possibilità di modificare liberamente il software, avendo libero accesso ai codici sorgenti e potendo adattarli secondo le proprie necessità (con il vincolo che, se il software in questione è posto sotto la licenza GPL è necessario specificare chi è l'autore e chi lo ha eventualmente modificato);
- possibilità di sviluppare software liberamente, senza responsabilità nei confronti degli utilizzatori (responsabilità che non investe neanche i produttori di software commerciale), i quali hanno il diritto e la libertà di modificare e migliorare autonomamente il software stesso (opzione non consentita dal software "chiuso").
Va aggiunto inoltre che la GPL rispetta e supporta il copyright.

I modelli di business che si prospettano, dunque, a partire da queste modalità alternative di valorizzazione dei diritti d'autore sul software sono numerosi: alcuni completamente rivoluzionari e dirompenti rispetto alle logiche tradizionali - in quanto richiedono un vero e proprio cambio paradigmatico su come e dove si attribuisce valore ad un prodotto o un servizio - altri relativamente convenzionali, al punto da potersi affiancare senza particolari stravolgimenti ad attività commerciali in essere.
Tali modelli possono essere rappresentati in due principali categorie:
- Modelli di business basati su Linux, quali la fornitura di soluzioni a valore aggiunto per VAR e VAD, la formazione e divulgazione, la consulenza, l'uso di Linux in propri device elettronici ecc.
- Modelli di business basati sull'open source, quali la realizzazione di software dedicato rilasciato al cliente con una licenza tipo GPL, lo sviluppo di progetti Web basati su librerie GPL ecc.
Concentriamo l'attenzione sui modelli di business basati su Linux, e cerchiamo di comprendere le caratteristiche che tali modelli presentano.

ISV - Indipendent Software Vendor
Per i produttori di software commerciale Linux è un normale sistema operativo su cui è possibile basare i propri prodotti. La sua diffusione sul lato server è tale da giustificare investimenti e raggiungere una massa critica di clienti, sul desktop, probabilmente, i numeri non sono ancora interessanti, ma le stime portano a credere che anche questo segmento di mercato sia destinato a crescere fortemente.
Va sottolineato che chi produce proprio software per Linux non ha particolari vincoli o limiti alla possibilità di venderlo con una licenza proprietaria e non è obbligato a mettere a disposizione i codici sorgenti ma lo diventa nel momento in cui include nel proprio software parti di codice rilasciato con licenza GPL.
Quando questo succede scatta inesorabile e doveroso il vincolo forte di questa licenza: tutto il software modificato va rilasciato con la stessa licenza GPL e i diritti d'autore dei rispettivi autori mantenuti.
Chi ha necessità di utilizzare parti di codice GPL nei propri progetti e, al contempo, intende rilasciarlo con licenza proprietaria senza rendere pubblici i codici sorgenti, deve cercare di tenere separate le parti derivate da GPL da quelle completamente proprie e autonome.
In questo caso si parla di software "associato".
Esistono numerosi esempi di società che hanno praticato un simile approccio, rilasciando parte del loro lavoro sotto GPL e parte sotto licenza proprietaria.

VAR - Value Adder Reseller e VAD - Value Added Distributor
Chi lavora nel canale di vendita di hardware o di soluzioni software ha ormai da tempo acquisito le strutture, le professionalità e l'operatività per fornire servizi a valore aggiunto ai propri clienti. Per questi attori il business rimane incentrato sulla attività di rivendita affiancata alla fornitura di soluzioni complete, dove l'hardware o il singolo prodotto software è solo una parte di una commessa.
In questi casi fornire soluzioni basate su Linux diventa una logica conseguenza di un modello di business già praticato, che non richiede stravolgimenti nelle proprie strutture, se non l'aggiornamento delle competenze del proprio personale tecnico. Il vantaggio più evidente di Linux, in questo caso, è la mancanza di un costo per la licenza, che comporta per il rivenditore maggiori margini per il proprio valore aggiunto. Altri vantaggi si aggiungono: ad esempio, una maggiore facilità di amministrazione.
L'assistenza del produttore è comunque garantita e acquistabile (generalmente a prezzi concorrenziali) da chi realizza la distribuzione adottata, per cui ci si può rivolgere anche ai clienti più esigenti offrendo soluzioni certificate e supportate dalla casa madre.

Consulenti
La quantità crescente di server Linux in circolazione richiede degli amministratori di sistema in grado di installarli, configurarli e gestirli. Se è vero che è fondamentalmente più semplice gestire un server Windows, data la presenza di semplici tool visuali di configurazione, è anche vero che le problematiche di sicurezza, stabilità e performance di un server richiedono competenze comunque elevate e skill tecnici approfonditi in qualsiasi caso.

Corsi, divulgazione e formazione
Il fermento intorno a Linux è evidente: il numero di persone che si avvicinano a Linux per curiosità, interesse, studio o lavoro è destinato a crescere e quindi cresce la domanda di formazione.
Il mercato italiano, in questo senso, è già maturo e forse, per certi aspetti, saturo ma comunque in espansione e quindi offre ancora opportunità e spazi.
Oltre alla formazione professionale specialistica, per amministratori di sistema e tecnici qualificati su Linux, esiste un campo ancora poco esplorato ma destinato a crescere con l'affermazione di Linux sul desktop: la formazione per gli utenti finali, l'uso di strumenti come OpenOffice e di interfacce grafiche per il desktop come KDE e GNOME.

Produttori di dispositivi elettronici
Per chi produce dispositivi elettronici di qualsiasi natura, Linux costituisce una inaspettata e flessibilissima risorsa. E' un sistema operativo robusto, stabile e con un esteso supporto di device hardware diversi. Può essere reso molto snello e leggero e quindi si presta anche a essere utilizzato in dispositivi embedded, per l'elettronica di consumo o qualsiasi altro campo, in cui di fatto quello che si vende è il prodotto fisico e non il software che ne gestisce le funzionalità.


di
Arianna Gagliardi, Senior Research Analyst, IDC Italia
Milena Cassano, Research Analyst, IDC Italia

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